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Aspetti energetici ed economici del riciclaggio





<<"L'industria del riciclo ha  dimostrato di  di crescere molto piu' del
comparto industriale nel suo insieme, con un indice del +5% nel periodo 2000-2004, contro un +3,8% nello stesso periodo per il settore industriale nel suo complesso.

Negli ultimi 10 anni, accanto al tradizionale comparto del recupero e riciclo di rottami metallici, sono comparse "opportunita' del tutto nuove e importanti" come nel settore delle materie plastiche, del legno, degli olii e delle batterie esauste, mentre "hanno preso nuovo e significativo slancio" quelli della carta e del vetro.

 Tra il 1998 e il 2006, a fronte di un incremento del 31% dell'intero settore industriale del riciclo, quello dei rifiuti da imballaggio ha conosciuto un incremento del 98%.Nel 2006, con il 55,5% di riciclo, pari a 6,8 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggi (erano 3 nel 1998), ed il 66% di recupero complessivo, pari a 8 milioni 80mila tonnellate (erano 3,6 nel 1998), sono stati raggiunti e superati, osserva la commissione Ambiente di Montecitorio, gli obiettivi stabiliti dai legislatori europei e nazionali per il 2006, mentre gli obiettivi specifici relativi ai singoli settori e a tutti i materiali (carta, plastica, vetro, legno, acciaio e alluminio) dovrebbero essere agevolmente superati entro il 2008.

Dal 1997, anno di nascita del consorzio Co.Re.Ve., la quantita' di rottami di vetro riciclati in Italia e' cresciuta in media del 9,5% l'anno, contro un aumento medio precedente: solo nel 2006 le aziende vetrarie, che hanno riciclato
complessivamente 1 milione 830mila tonnellate di rifiuti di vetro, hanno incrementato di 150mila tonnellate la quantita' di vetro proveniente dalla raccolta nazionale (+10% rispetto al 2005).

E sempre dal 1997 c'e' stato un aumento di oltre il doppio delle quantita' di rifiuti plastici destinati al recupero ed al riciclo. Nel settore cartario, poi, l'Italia si e' trasformata da paese importatore a esportatore di carta da macero. Il riciclo degli imballaggi di carta, che nel 1998 ammontava al 37%,con 1 milione di tonnellate di carta raccolte nelle nostre citta', e' stato nel 2005 del 66%, con 2 milioni e 265mila tonnellate.

Risultati che si sono potuti raggiungere anche al significativo aumento (pur se con grandi disparita' sul territorio) della raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggi, che nel 2006 ha superato i 3,3 milioni di tonnellate rispetto al milione del 1998 e che ha dato un contributo decisivo per passare dall'11% del 1998 al 25,2% del 2006.

Nell'industria metallurgica l'impiego di rottami e la produzione di metalli secondari e' cresciuta e si e' ben consolidata nell'ultimo decennio, tanto che oggi l'Italia presenta, sia per l'acciaio sia per l'alluminio, una forte produzione secondaria.

Significativo il caso delle 200mila tonnellate di batterie raccolte ogni anno dal Cobat, il cui piombo recuperato rappresenta oltre il 50% della produzione italiana di questo metallo, nonche' il 40% circa del fabbisogno nazionale di
piombo. Nel riciclaggio degli imballaggi si e' registrata, osserva la commissione Ambiente, una forte innovazione tecnologica, di prodotto e di processo, che ha permesso ad alcuni settori di porre il nostro Paese all'avanguardia in Europa.

Oggi, l'industria dei pannelli di legno che utilizza legno riciclato e' la piu' importante d'Europa. E l'indagine ha confermato l'importanza del contributo che l'industria del riciclo puo' fornire alle politiche ambientali ed energetiche anche ai fini del rispetto degli obblighi che derivano all'Italia dal Protocollo di Kyoto. Con le 665mila tonnellate di alluminio riciclate lo scorso anno, ad esempio, si e' risparmiata energia per 2 milioni e 800mila Tep (tonnellate equivalenti petrolio).

E il riciclo di 1 milione e 830mila tonnellate di vetro ha consentito, sempre nel 2006, un risparmio di energia per 1 milione e 470mila Tep ed un 'risparmio' di anidride carbonica emessa nell'atmosfera per 542mila tonnellate, pari al consumo annuale di 330mila auto Euro4. Gli 8 milioni di tonnellate di imballaggi recuperati in Italia nel 2006 hanno consentito di ridurre di circa 5 milioni di tonnellate le emissioni annue di Co2. Art 3 Carburante alternativo: gasolio biodiesel, girasole e colza Entro la fine di quest'anno (2007), a 3,5 mln di auto verrà garantita un autonomia energetica per ventimila chilometri
all'anno grazie all'integrazione nel normale gasolio di biodiesel ottenuto dalla coltivazione a fini energetici di girasole e colza capaci di ridurre le emissioni di gas.

Un passo importante per la tutela dell'ambiente che contribuirà a limitare gli
agenti immessi nell'atmosfera causa dell'effetto serra.
La Coldiretti è soddisfatta dei progressi che si stanno facendo in campo ambientale, grazie al recente accordo quadro di filiera per lo sviluppo in Italia dei biocarburanti come il biodiesel, si potranno ridurre dell'80 per cento le emissioni di idrocarburi e policiclici aromatici e del 50 per cento quelli di particolato e polveri sottili.

L'accordo firmato di recente è solo uno dei tanti obiettivi di quelli che sono stati prefissati dal protocollo di Kyoto, un contributo concreto per contrastare i cambiamenti climatici con un riscaldamento globale che, secondo lo studio sulla situazione climatica e ambientale elaborato dalla Commissione europea, potrebbe costare all'Europa migliaia di vite e miliardi di euro entro i prossimi 70 anni.

 Secondo quanto previsto dall'accordo, la Coldiretti spiega che nel 2007 s'inizierà la coltivazione di semi oleosi a fini energetici per 70mila ettari di terreno, una produzione che consentirà di ottenere circa 70mila tonnellate di biodiesel da integrare nel normale carburante.

Negli anni successivi il quantitativo sarà ma mano aumentato, le stime sono di 180mila ettari per il 2008 e 240mila ettari per il 2009, numeri che consentiranno all'Italia di avvicinarsi all'obiettivo fissato dal Expobit Journal http://expobit.3cube.it/www Realizzata con Joomla! Generata: 1 December, 2008, 16:37

Consiglio Europeo che ha previsto di espandere l'utilizzo di biocarburanti nel settore dei trasporti, con la prospettiva di aumentare entro il 2015 la proporzione di utilizzo fino all'8 per cento per ridurre l'impiego di combustibile fossile come il petrolio e le emissioni di gas ad effetto serra responsabili dei cambiamenti climatici. Il recente accordo fa riferimento alla
legge 81/2006, fortemente sostenuta dalla Coldiretti con una raccolta di firme, nella quale si prevedeva l'obbligo di immettere al consumo biocarburanti di origine agricola in misura pari all'1 per cento, valore che sarà incrementato di un punto ogni anno fino al 2010. Le fonti energetiche pulite che vengono dalla campagna possono contribuire ad affrontare il problema dell'inquinamento ambientale percorrendo una strada che è stata intrapresa da tutti i paesi sviluppati come gli  Stati Uniti, la Germania, la Francia e il Giappone dove, entro il 2010, un'auto su tre viaggerà con biocarburante nel serbatoio.

 I biocarburanti derivano dalle coltivazioni agricole che l'agricoltura italiana produce in abbondanza, in particolare il biodiesel deriva dall'esterificazione degli oli vegetali ottenuti da colture come il colza e il girasole mentre il
bioetanolo viene prodotto tramite processi di fermentazione e distillazione di materiali zuccherini, amidacei o sottoprodotti come cereali, barbabietola da zucchero e prodotti della distillazione del vino.

 Per la produzione europea di biodiesel,secondo quanto rilevato dall'European Biodiesel Board, nel 2005 si verificato un vero record con 3,2 milioni di tonnellate,(il 65 % in più rispetto alle 1,9 dell'anno precedente) che non è tuttavia sufficiente a rispettare la tabella di marcia indicata
dal Consiglio dell'Unione Europea. Oltre metà della produzione di biodiesel è stata realizzata in Germania, seguita dalla Francia con circa mezzo milione di tonnellate e con quasi 400mila tonnellate dall'Italia dove è stato però ottenuto
principalmente da coltivazioni straniere.

Secondo una analisi della Coldiretti in Italia potenziando le coltivazioni dedicate alla produzione di biocarburanti (biodiesel e bioetanolo), utilizzando residui agricoli, forestali e dell'allevamento e installando pannelli solari nella aziende agricole è possibile arrivare a coprire entro il 2010.">>
(Articolo tratto dalla rete)

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